Garza wick. Funziona?

Un giorno stavo curiosando qua e là tra i gruppi e le pagine di svapo, quando ho cominciato ad imbattermi con una certa frequenza nella parola “garza” e la domanda è sorta spontanea: “E adesso che c’entra la garza con la sigaretta elettronica?”

Aggrottando le sopracciglia e facendo scrolling nelle varie discussioni, ho capito. Qualcuno si era inventato di utilizzare la garza come wick, provando a sostituirla all’ormai consolidatissimo cotone. Incuriosito, ho approfondito la ricerca risalendo al gruppo di Facebook Nuvole aromatiche, dove pare che tutto abbia avuto inizio.

Come fanno le persone mediamente intelligenti e curiose, a patto di non proporgli di svapare la candeggina, ho accolto senza preconcetti la proposta di sperimentare questa novità innocua, che al massimo non avrebbe funzionato. Con lo stesso spirito, in passato avevo provato a sostituire le silica wick con le rope di cotone organico, ottenendo risultati deludenti.
Dopo essermi confrontato con alcuni membri di Nuvole aromatiche, tutte persone simpatiche e disponibili, ho capito che lo scopo dell’esperimento era quello di inserire nelle coil garze mediche non sterili al posto del solito cotone. L’idea che in quel momento si era consolidata era che le garze non sterili fossero preferibili, perché evitavano l’inalazione di prodotti per la sterilizzazione, sgradevoli al gusto e, probabilmente, pericolosi per salute.

Il giorno dopo, presso il centro medico in cui lavoro, ho scelto varie compresse da 10×10 cm di garza leggera di puro cotone, sterile e non sterile. La garza non sterile appariva priva di qualsiasi odore, mentre quella sterile emanava un distinto odore di “ospedale”, che la rendeva assolutamente inutilizzabile per gli scopi della prova, ma l’ho tenuta in considerazione per un ulteriore esperimento.
In aggiunta, l’amico Nicola Petrilli mi aveva procurato altre garze non sterili, che però avevano un filato pesante, una trama larga e assorbivano il liquido con una certa lentezza, motivo per cui abbiamo deciso di accantonarle. Molto meglio garze leggere e a trama fitta.

Come prima prova, ho scelto di rigenerare un atomizzatore bottom feeder da flavour chasing, il G.R.1 by Gas Mods, buildato con una una fused clapton da 0.35 Ohm. Ho diviso a metà un foglietto di garza non sterile e, senza tante cerimonie, pizzicando due estremità tra i pollici e gli indici, l’ho avviluppato in un rotolino, ho fatto la punta da una parte e l’ho inserito nella coil. L’inserimento è andato liscio come il burro, opponendo la giusta resistenza allo scorrimento. Dopo aver rimosso le eccedenze, ho allargato un po’ i terminali e li ho alloggiati facilmente nelle vaschette. Ho bagnato la garza con una sola squonkata di Persian Apricot by Azhad’s Elixir, che è stato assorbito senza alcuna difficoltà e senza la necessità di procedere alle brevi attivazioni che sono solito mettere in pratica quando inizializzo il cotone. Questo ha rappresentato un primo punto a favore: la garza assorbe subito, senza necessità di artifici.

Taglio della garza alla misura desiderata – Clicca l’immagine per ingrandire
Rollaggio della garza – Clicca l’immagine per ingrandire
Posizionamento della garza nella coil – Clicca l’immagine per ingrandire
Taglio delle eccedenze – Clicca l’immagine per ingrandire
Alloggiamento dei baffi nelle vaschette – Clicca l’immagine per ingrandire

Complice la fortuna della prima volta, la quantità di garza ritagliata assolutamente a caso si è rivelata perfetta per il foro della coil da 3mm. Alla prima attivazione, il liquido vaporizzava alla perfezione, senza sparacchiare lapilli incandescenti. Un altro paio di attivazioni, un’ulteriore bagnata, ho posizionato il cap e mi sono accinto alla prima prova di svapo.

Prova di vaporizzazione – Clicca l’immagine per ingrandire

Ovviamente, l’esperienza non è stata quella di uno svapo stravolto nella sua essenza, d’altronde la garza altro non è che un cotone lavorato, ma è sensibilmente migliorata. Sin da subito, ho notato che la garza non trasmetteva gusti indesiderati, come quel retrogusto leggermente dolciastro, tipico di alcune marche di cotone, destinato a risolversi dopo pochi tiri.

Ma il meglio viene proseguendo la prova.

Ho scelto di testare la garza con il Persian Apricot per due motivi: lo conosco come le mie tasche, avendone svapato litri, ed è un aroma organico, quindi, come tutti gli aromi organici, ha la tendenza a sporcare più della maggior parte dei sintetici. Svapandolo in flavour chasing, diluito al 10%, ho sempre rigenerato ogni 30 ml, rimuovendo il cotone esausto quando i baffi avevano raggiunto un color nocciola e la parte centrale appariva marroncina. Col cotone, l’evoluzione dell’aroma è stata sempre la stessa, passando progressivamente da un’albicocca succosa, ad un’albicocca matura, per degenerare in albicocca cotta, se avessi tardato a sostituirlo.
Utilizzando la garza, la vera sorpresa è stata la conservazione della fedeltà dell’aroma dal primo all’ultimo millilitro. Arrivato ai 30 ml critici, mi sono reso conto che l’aroma era rimasto inalterato e la garza che si intravvedeva tra le spire allargate della coil era ancora chiara. Spintomi fino a 60 ml, ho dovuto rigenerare, ma solo perché, per la prima volta, era stata la coil ad aver ceduto prima della wick e necessitava di un dry burn. La garza rimossa dalla coil aveva i baffi puliti ed era color nocciola nel mezzo, come mostrato in fotografia.

Garza sostituita dopo 60ml di Persian Apricot – Clicca l’immagine per ingrandire

Sostituita la garza, la differenza di percezione dell’aroma tra la garza nuova e quella vecchia non si è dimostrata così distante, segno che la garza regge bene l’usura.

Gli esperimenti sono proseguiti nei tank, scegliendo l’eXpromizer V2.1 by eXvape ed il 900 by The Vaping Gentlemen Club. Il primo l’ho scelto per la considerevole distanza tra la posizione della coil ed i fori di alimentazione del liquido ed il secondo per la presenza delle rope.
L’eXpromizer V2.1 ha dimostrato di alimentarsi senza difficoltà, con una strisciolina di garza larga 2 cm inserita in una coil da 2 mm. Qualche difficoltà nello svapo più convulsivo, peraltro attesa, ma assolutamente fruibile nello svapo normale.
Il 900, al quale in prima battuta avevo pensato di rimuovere le rope, per lasciar pescare la garza direttamente nel tank, ha funzionato egregiamente lasciandole al loro posto. Dopo aver posizionato sulle rope la stessa quantità di garza provata sull’eXpromizer V2.1 ed aver atteso qualche minuto, la garza si è bagnata da sola e non ha avuto nessuna difficoltà a proseguire ad alimentarsi correttamente e senza incertezze.

La prova su altri tank più minimali ha poi confermato la semplicità dell’utilizzo della garza in condizioni più ordinarie. Il Berserker MTL RTA by Vandy Vape, per esempio, ha funzionato al primo colpo.
Il Doggystyle 2K16 by Animodz, spesso accusato di allagarsi, se lasciato a riposo a lungo, non ha manifestato questo difetto.
In generale, l’esperienza di svapo nei tank è stata quella di una svapata corposa, con un aumento della percezione dell’aroma e della resa della nicotina. La sensazione, condivisa anche da altri vapers, che come me hanno sperimentato la garza, è che a parità di Watt il liquido venga vaporizzato più efficacemente, rendendo la svapata più grassa. Lo testimonia il fatto che il consumo di liquido aumenta, ma senza la proiezione di gocce di liquido, tipiche della sovralimentazione.

Dopo aver tratto le mie personali conclusioni sulla buona applicabilità della garza, ho continuato l’esperimento cercando di dare giustizia anche alle garze sterili, che avevo momentaneamente accantonato a causa del cattivo gusto conferito dagli sterilizzanti e dei dubbi che nutrivo in merito ai rischi per la salute.

Ho scelto di testare una confezione di compresse di garza sterile della Pic Solution. Anche se mi pare ovvio, tengo a precisare che le garze utilizzate erano quelle in puro cotone. Dello stesso brand è disponibile anche una versione in tessuto non tessuto, che non è assolutamente adatta allo scopo.
Una volta scartate le garze, era chiaramente distinguibile l’odore caratteristico di “ospedale” dell’ossido di etilene. Questo sterilizzante evapora molto facilmente, senza lasciare tracce e, per avere la certezza di eliminarlo in fretta e completamente, ho messo a bollire la pila di garze per 10-15 minuti in abbondante acqua.
Dopo aver fatto raffreddare l’acqua, ho tamponato la pila di garze con della carta da cucina. In prima battuta, le avevo strizzate a mano, ma le garze avevano preso il cattivo gusto tipico di quando maneggi troppo il cotone a mani nude.
Per asciugare completamente le garze, le ho disposte sulla griglia del forno da cucina, che ho impostato in modalità forno ventilato a 100°C, fin quando le garze non sono risultate completamente asciutte. Quindi, le ho riposte in un sacchetto per alimenti, pronte all’utilizzo.
Così trattate, anche le garze sterili sono utilizzabili, esenti da qualsiasi odore o gusto residuo di ossido di etilene.

Tirando le somme, la garza wick funziona, è pratica e costa poco. Considerando la resa aromatica, posso azzardare la conclusione che se ad un estremo collocassimo la mesh e all’altro il cotone, la garza potrebbe posizionarsi benissimo nel mezzo, ma senza ereditare i maggiori difetti della mesh e del cotone.
La garza può essere tagliata con precisione come una mesh, ma il suo utilizzo non mostra le stesse criticità della mesh nella gestione degli hot spot, che, di fatto, non si manifestano. Inoltre, come la mesh, la garza è disponibile con trama più o meno fitta, permettendo di decidere la capacità di veicolazione del liquido.
Nel confronto con il cotone, la garza vince su più fronti. È morbida come il cotone, ma non necessità di essere lavorata e, a differenza del cotone, garantisce di essere utilizzata ogni volta nella medesima quantità, perché basta ritagliarla sempre della stessa misura. E poi, la garza parte più facilmente del cotone, senza necessità di rodaggio, ha un sapore assolutamente neutro, sin dal primo tiro, ed una minore suscettibilità agli effetti del calore, garantendone una maggiore durata e costanza della resa aromatica.

La differenza di resa tra garza e cotone va ricercata su un piano microscopico. Le immagini sotto ritraggono le fibre del noto Cotton Bacon Prime by Wick’n’Vape (in alto) e della garza idrofila sterile della Pic Solution (in basso) ingrandite 1.000 volte al microscopio digitale. Si nota immediatamente che le singole fibre di cotone sono pressoché identiche, ma la coesione e l’orientamento delle fibre della garza garantiscono alcuni vantaggi, come la maggiore capacità di resistere al calore, un migliore sfruttamento del principio fisico della capillarità e la capacità di vincolare più efficacemente il liquido ad una direzione prestabilita.

Microscopia digitale (1.000X) di fibre di Cotton Bacon Prime by Wick’n’Vape (sopra) e di garza idrofila sterile della Pic Solution (sotto) – Clicca l’immagine per ingrandire

In definitiva, perché non provarla per qualche giorno, anche solo per sperimentare qualcosa di diverso? Buon divertimento.


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2 risposte a “Garza wick. Funziona?”

    1. Ciao. Chissà che presto verrai esaudito. D’altronde, i cotoni per lo svapo sono arrivati dopo anni di salviette struccanti e assorbenti interni. Magari accadrà lo stesso per la garza.
      Discorso a parte per la mesh e la silica wick, che sono sempre arrivate dalle industrie siderurgica e del vetro e gli operatori del settore le hanno rivendute tali e quali per i nostri scopi.

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